Il tempo lento della cina

Distanze di cui non si vede la fine piene di gente bassa, con gli occhi un po’ tirati verso le tempie. Sopra: un
cielo
grigio di
smog e di
umidità . Sotto:
chilometri di strade
da percorrere.Sopra: un cielo grigio di smog e di umidità . Sotto: chilometri di strade da percorrere. Fino a che i piedi fanno quasi male, e gli occhi non ne possono più di guardare. Immagazzinare ricordi che riaffiorano ogni volta che ho a che fare con qualcosa di cinese. Ogni giorno.
Ricordi di cibo speziato, di zuppe con tofu e tartarughe, di spiedini di scorpione, carne di yak, tè a litri e pesce fritto, spaghetti di riso e riso in bianco. Ricordi che diventeranno quasi piacevoli, resi delicatamente brilli da una birra leggera con il nome scritto in cinese.
Ricordi di persone incontrate per strada, gocce nell’oceano di gente cinese, spesso senza voglia di raccontarsi, ma a volte speciali, con l’inglese buffo di chi non pronuncia la “r” come nei cartoni animati, con la voglia di farti amare la propria nazione, o forse soltanto con il desiderio di venderti qualcosa. Un orologio, una borsa, una penna. Tutto finto. Tutto come perfetto, in superficie, ma dopo poco gli orli si scuciono e gli orologi ritardano. Tic Tac. In una nazione dove il tempo non ha valore. Tic Tac.
Pechino. Le facce di Mao sono più sui souvenir che per le strade colme operai che lavorano come soldati e soldati che lavorano come operai, tutti in fila, come chi vuole vedere una salma di cera nella piazza della Porta della Pace Celeste. Dove il ricordo degli studenti massacrati si appiccica con il sudore ai vestiti di plastica ma che costano poco. Tic Tac. Viaggio. La grande grande muraglia. Simbolo attorcigliato fino a dove finisce la foschia come un dragone che dorme e che aspetta un cambiamento che rivoluzioni la vita. E che non tarderà ad arrivare. Anzi è già arrivato. Tic Tac. Viaggio
Strade deserte, strade stracolme, lanterne rosse e profumo d’incenso. Pagode a proteggerti dal sole, collane a proteggerti dal male. Tic Tac.
Migliaia di soldati. Immobili come un esercito che si rifiuta di combattere ma che non ha paura di farlo. Un gioco di domino: ne spingi una e cadono tutte. E la terracotta ritorna terra. Tic Tac. Viaggio. Tic Tac.
Le orecchie si tappano per l’altitudine, e quando si riaprono è buio e sentono l’odore acre di burro di yak, fuso in candele e subito dopo il canto dei monaci tibetani in preghiera. Gira, gira, gira attorno al tempio, e mentre giri fai girare la tua preghiera. Come fosse un orologio. Tic Tac. Persone dagli sguardi curiosi, occhi a mandorla che guardano occhi azzurri come per fare una domanda. La diversità , la cosa più bella. Tic Tac. E scendere. Tic tac. Giù nella città che divora, mastica e caca fuori. Tecnologia e magia, compravendita e frenesia. L’uomo che ricrea una natura che non c’è più, coperto da smog e cemento. E ha forse più fascino. Shangai Hong Kong Macau. Tic Tac. Di ritorno. Tic tac. Conto il tempo su un orologio che va sempre indietro. Tic Tac Tac. Arrivo in ritardo. Tic. Non mi importa. Tac. Ho la testa altrove. Tac.
creativamente
..un bel viaggio, un bel racconto, magico!